Birra, Sesso e Uomini; tra la Pochezza di Bavaria e il Progresso di Corona

Pensavo che sarebbe utile informare diversi marchi dal mindset piuttosto semplicistico (quantomeno per quanto concerne il reparto pubblicitario) del fatto che il potere di vendita del sesso è, sostanzialmente, un grande mito1.

Certo, (oltre al naturale interesse che si può o meno provare al riguardo – perché sì, c’è chi non è interessato al sesso) in particolare grazie ai costrutti sociali e alla formazione culturale che ne fomentano l’intensità dell’alone di proibito, tabù ma al contempo irresistibile, il sesso attira l’attenzione.

Ma se pensate che attiri l’attenzione sul vostro prodotto, vi sbagliate di grosso. Ma davvero di grosso. L’attenzione che attira il sesso è fine al sesso stesso. Le probabilità che lo spettatore ricordi il vostro prodotto, le sue caratteristiche e proprietà sono infinitamente inferiori alle probabilità che l’unica cosa a restargli impressa sia la particolare avvenenza o sensualità del modello, della modella, dei modelli rappresenti (o, eventualmente, di altre immagini sessualmente allusive presenti).

Il massimo che la visione della seguente pubblicità (pubblicata qualche giorno fa) può scatenare…

…è il ricordo del fatto che esista una bibita la cui casa produttrice ha scelto di pubblicizzare tramite un gratuitamente sessuale gioco di parole che allude a grandi seni rappresentati da pompelmi… (che ideona, non trovate?)

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