Di Bambine, Bambolotti ed Educazione alla Maternità

Ero da un po’ che mi frullava per la testa l’idea di integrare anche questo aspetto del mondo degli spot, e finalmente mi sono decisa a farlo. Se il blog è originariamente sorto senza una contemplazione delle pubblicità per bambini è solamente perché la sottoscritta non ha modo di esservi esposta nel suo quotidiano, in quella scarsa ora al giorno in cui le capita di guardare televisione.

Ma considerando, prima ancora che i contenuti, il particolare target di riferimento di questi spot, mi sento quasi in dovere morale (oltre che desiderosa) di inserirli nella trattazione. E allora inauguriamo questo segmento con il botto, partendo con la tipologia di pubblicità (ma anche già la tipologia di gioco) che più fomenta le mie ire e la mia frustrazione: quella dei bambolotti. Non le figure e i pupazzetti da usare per creare storie e immaginare interazioni all’insegna di inventiva a creatività, ma gli pseudo bambini. Quelli da crescere. Da nutrire. Da accudire.

Cominciamo vedendo un paio di esempi, a partire da video correntemente in onda.

Due bambine, felici, interagiscono affettuosamente con il bambolotto pubblicizzato, mentre l’allegro sottofondo ci racconta di quanto Cicciobello ami mandare baci. Oltre a baciare, però, Cicciobello parla anche. Indovinate cosa dice? “Mamma” e “Mammina”. Proprio così! Con sorpresa di nessuno, il bambolotto è esplicitamente pensato e programmato per essere utilizzato esclusivamente dalle bambine, da apprendiste madri. Il bambolotto può essere nutrito, coccolato e fatto addormentare, in una perfetta dinamica di educazione al materno. Non genitoriale, ma materno. E ancora:

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