Onilaq, Liberi di Genderizzare un Medicinale

Per la prima volta (che non sarà l’ultima) dalla nascita del blog, torno a scrivere della nuova versione di uno spot di cui ho già scritto. Il titolo dell’articolo anticipa la natura del ritorno. Vediamo insieme il nuovo spot Onilaq (se volete, potete rinfrescarvi la memoria con il primo).

Una donna, seduta e vestita di nero, copre vergognosamente i suoi piedi, portandoli nell’oscurità, mentre il narratore le chiede se è stanca della micosi alle unghie. Fortuna che c’è Onilaq, un medicinale che agisce con una sola applicazione a settimana. E dopo sette giorni, con unghie sane, la protagonista dello spot, ora vestita di colori chiari, è finalmente libera di mostrare i suoi piedi. Parliamone.

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Salute? L’estetica vende di più. (Onilaq)

Lo spot di oggi non riguarda pulizie o merendine, né tantomeno bambini o, in senso stretto, prodotti per la cura dell’aspetto. La ragione per cui lo trovo non solo particolarmente dannoso, ma anche perfetto rappresentante di una delle più grandi problematiche legate anche agli stereotipi di genere, la spiegherò a breve. Per prima cosa, procediamo con la visione della pubblicità di Onilaq:

Il prodotto pubblicizzato nello spot, Onilaq, appunto, è un vero e proprio medicinale (a base di Amorolfina, un composto con proprietà fungistatiche che fungicide) che si occupa di trattare l’onicomicosi, meglio nota come micosi delle unghie, un problema piuttosto diffuso, e spesso sottovalutati, sia tra donne che tra uomini. A sorpresa, forse, stavolta il fulcro problematico dello spot non è la scelta di utilizzare un soggetto femminile. Non lo è perché, salvo eccezioni (l’igiene intima, ad esempio), a differenza di quanto avviene per pubblicità di prodotti di altro genere (gli ambiti di sovente trattati nel blog: pulizia, alimenti per bambini, cura del corpo e dei capelli), in quelli legati a problemi di salute è già presente una relativa varietà per quanto concerne il sesso dei protagonisti.
Ma allora dov’è il problema?
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