Il Concreto Pericolo del Sessismo Pubblicitario

Per quanto porre l’attenzione sulle campagne pubblicitarie ad ampio raggio, quelle che arrivano di prepotenza nelle case di chiunque usufruisca di un televisore anche solo qualche minuto al giorno, costituisca lo scopo principale di questo blog, è importante non chiudere gli occhi dinanzi alla realtà caratterizzata da manifesti pubblicitari locali, che operano su raggi più ristretti.

Perché? Perché sono anch’essi parte integrante e fervente della promulgazione e del rafforzamento non solo di stereotipi di genere, ma più spesso ancora di sessismo e misoginia profondi, nonché delle più becere tipologie di oggettivazione e sessualizzazione della donna e del suo corpo. Vediamo qualche esempio indicativo.

Fidati...te la do gratis.
Fidati…te la do GRATIS“. Immagine condivisa su Facebook dal segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, che invita a dire basta. (Ringrazio Se non Ora Quando Lodi per la segnalazione).

"Mi fai la revisione?" Il sessismo maschilista è assolutamente lampante.
Mi Fai la Revisione?” Direttamente da un centro Revisioni Auto di Bologna. Immagine condivisa da Elena (che ringrazio) sul validissimo gruppo La Pubblicità Sessista Offende Tutti.
Affittami!
AFFITTAMI!” Immagine condivisa su Facebook dal signor Luca Tieppo (che ringrazio). È una pubblicità sotto gli occhi di tutti, affissa su una strada a grande scorrimento, approvata da autorità competente ed è lì da parecchio senza che nessuno abbia fatto nulla per boicottarla.”


Non si tratta di semplici battute tristi e squallide
. Se si è su questa terra da più di qualche anno e non si è ancora compreso il peso e il potere delle parole, mi duole dover informare che c’è stato un fallimento nell’acquisire una conoscenza fondamentale. Fondamentale per capire, in primis, e poi per agire, qualora ce ne fosse bisogno, come in questi casi. Ma non tutto è perduto, perché finché si è in vita si è in tempo per aprire gli occhi e capire che l’esposizione continuativa a messaggi che comunicano e reiterano l’esistenza della donna in qualità di merce, oggetto a disposizione delle pulsioni maschili (costantemente legittimate e validate in qualsiasi circostanza, perché “Boys will be boys”) pianta, annaffia e cura – a livello spesso inconscio e sin dall’infanzia – il fiore malato di una struttura sociale maschilista che rende la donna un sub-umano, privo della pienezza delle libertà concesse all’essere umano (l’uomo), che si sente a sua volta di poter esercitare, di diritto, qualsiasi libertà sulla donna stessa – ancora percepita da moltissimi, a prescindere da sud, nord o centro e dalla tipologia di centro abitativo, come proprietà. Nel 2017. E la cosa triste è che c’è poco di cui stupirsi, amici e amiche.

Esattamente come gli stereotipi presenti nella gran parte delle pubblicità televisive fungono, giorno dopo giorno, da rinforzo dei pregiudizi e della chiusura che avvolgono così tante menti (menti che potrebbero avere il potenziale di vedere oltre, se solo non fossero così insistentemente esposte a contenuti irresponsabili e dannosi), influenzando il pensiero relativo ai due generi (mi avvalgo dell’uso del binario perché è quanto riceve rappresentazione in ambito pubblicitario), le immagini rappresentanti la donna come un oggetto, come qualcosa d’altro che un valido e dignitoso essere umano, contribuiscono in modo attivo, diretto e costante alla cultura maschilista e sessista dell’Italia, tra i cui frutti troviamo i fatti di cronaca – femminicidi e stupri – tanto discussi nell’ultimo periodo (non che prima avvenissero con frequenza inferiore, affatto. Ma qualunque sia la ragione per cui si è deciso di ampliare gli spazi e il tempo dedicati a questo tema, anche se si trattasse di una ragione poco nobile, vale la pena approfittarne per farsi sentire con forza, come non mai.).

Che piaccia o meno ammetterlo, per sé e per gli altri, questa è una realtà esistente e come tale va digerita e ponderata, soprattutto se si intende fare qualcosa per cambiarla. Certo, nulla ci obbliga a non voltare lo sguardo, a non chiudere gli occhi e a limitarci ad andare avanti con la vita di tutti i giorni come se tutto questo non toccasse noi, le persone che amiamo e quelle che neppure conosciamo.
Ma lo fa. Oh, se lo fa.
E cosa pensate che comporti il fare nulla? Ci rende complici. Oh, se ci rende complici.

Fare nulla è facile. Ma fare qualcosa non lo è meno. Anzi.
Ogni gesto e ogni parola contano. Discutete, dialogate con chiunque abbiate la possibilità di farlo (specialmente se avete figli. Non risparmiatevi mai in termini di tempo dedicato alla comunicazione sana con i vostri figli. Nelle vostre mani c’è il potere di volgere la loro esistenza in positivo). Portate pazienza e non arrendetevi. Vi trovate di fronte a un cosiddetto ‘caso perso’? Fa niente. Va bene. Andate avanti. Passate oltre. Siamo in milioni. Possiamo cambiare e possiamo cambiare le cose!

Se, camminando per le strade del vostro paese o della vostra città o, ancora, se sfogliando un giornale vi capita di imbattervi in una pubblicità che trovate discutibile, platealmente sessista o dominata da stereotipi di genere, non trattenete il pensiero. Condividetelo. Scrivete su Twitter, su Facebook, scrivetemi a [email protected] o parlatene con gli utenti di La Pubblicità Sessista Offende Tutti. Ogni scelta di apertura, di discussione e condivisione è un tassello che può costruire le fondamenta di una società diversa; di una società migliore, per noi e per chi verrà dopo di noi.


Ne approfitto anche per ricordare che, sebbene da bravi indottrinati, a furia di sentirlo ripetere, siano in tantissimi a esserne ancora convinti,  “il sesso vende” non è altro che un mito privo di reale riscontro.

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2 commenti su “Il Concreto Pericolo del Sessismo Pubblicitario

  1. Complimenti per l’articolo e per il tuo impegno in generale, è stata davvero una bella sorpresa trovare un’alleata in quest battaglia. Ho pubblicato l’articolo sulla pagina del gruppo che ho fondato, che ha circa 7000 iscritti, un decimo dei quali uomini. Oltre a discutere alcuni di noi protestano regolarmente sule pagine FB delle ditte che fanno sessismo. Con educazione gliene diciamo quattro! E abbiamo più successi di quanto uno pensi, alla decima protesta i titolari vacillano, spesso tolgono le immagini se non altro da facebook. Segnaliamo anche allo Iap. Grazie per aver messo il link al gruppo. A rileggerci!

  2. Occhio allo Spot il said:

    Onorata di ricevere un tuo commento, Annamaria. È stato un piacere menzionare e linkare la pagina da te fondata, una risorsa preziosa e utilissima per chiunque desideri contrastare gli ancora troppo diffusi messaggi discutibili e dannosi contenuti nell’ambiente pubblicitario. I vostri successi rincuorano e danno speranza. È bellissimo sapere di essere in tanti a darci da fare, come possiamo, per questa causa. 🙂

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