Nonno Nanni – Il Nonno più Stereotipato che C’è

Buona domenica, carissimi e carissime. Con lo spot di cui sto per scrivere restiamo fermi all’ambiente degli alimenti che, come sappiamo, ha particolarmente a cuore gli stereotipi di genere, per via del suo stretto legame con l’ambiente domestico. Passiamo subito alla presentazione del marchio protagonista, Nonno Nanni, e visioniamo insieme lo spot in questione.

Partendo dall’analisi audiovisiva del contenuto, veniamo subito introdotti alla narrazione di una voce che decanta una perla di saggezza pronunciata da suo nonno, Nonno Nanni, mentre a video scorrono le immagini di quelli che saranno alcuni dei commensali che più avanti si nutriranno dello stracchino pubblicizzato. In un’ambientazione che enfatizza il naturale, lo spot ci mostra rapidamente le varie fasi che portano al consumo del prodotto da parte dei presenti, per poi concludersi con lo slogan del marchio. Vediamo un po’ cosa c’è da dire.

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L’Inaccettabile Risposta dello IAP allo Spot Sessista Arancia Rosaria

Pubblico questo breve post (che in ultimo è diventato tutt’altro che breve) di aggiornamento per informarvi del fatto che, questa mattina, ho ricevuto la risposta dallo IAP, l’Istituto Autodisciplina Pubblicitaria, in relazione allo spot Arancia Rosaria. A seguire, il messaggio ricevuto:

“Il Comitato di Controllo, aveva già esaminato tempo fa il messaggio in oggetto, non condividendo la lettura prospettata, non aveva ravvisato profili di contrasto con le norme del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

L’organo di controllo aveva ritenuto infatti che lo spot non andasse oltre la rappresentazione di un gioco di seduzione tra i protagonisti, che non si risolve in aspetti volgari o lesivi della dignità della persona.

Il caso pertanto era stato archiviato.”

Intanto, invito chi non abbia familiarità con lo spot o chi voglia rinfrescarsi la memoria a darvi un’occhiata.

Fatto? Benissimo. Ora, tenendo a mente quanto visto e considerato, esaminiamo le parole scritte dal comitato IAP.

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Con Citroën‎ le Possibilità sono Infinite, Purché siate Uomini

Ricordate quando, in occasione dell’articolo sulla Toyota menzionai brevemente la connotazione stereotipicamente mascolina che si tende a dare alle pubblicità di autovetture, specialmente se sportive o di tipo SUV? Ebbene, uno spot attualmente in onda mi ha rinfrescato la memoria. Grazie, Citroën‎!

La pubblicità ci mostra diversi uomini alle prese con diversi tipi di attività (oh, e tre ragazze in auto che cantano) e, nel farlo, elenca le varie possibilità rese realtà dalle fantastiche capacità dell’auto proposta.
Che tu, spettatore dello spot – che sceglieremo di percepire come, basilarmente, di sesso maschile – voglia essere un filmaker, un babysitter, un writer, un teenager, un wrestler, un explorer, un leader, un dogsitter, un dreamer, un hipster, un serfer o un globetrotter, il Compact SUV Citroën‎ C3 Aircross è il mezzo che fa per te!

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Breil: Toglietemi Tutto, ma Non il Mio Maschilismo

La prima volte che ho visto lo spot che sto per postare ero a tavola, intenta a mangiare, e giuro che il mio stomaco ha manifestato immediati segni di rivolta. La Breil, stavolta, mi ha proprio colpita nel profondo delle viscere.

Il protagonista dello spot è un uomo di mezza età (l’enfasi sul suo sguardo – intenso e dall’aspetto quasi minaccioso – e sulla sua presenza non toglie dubbi circa la sua essenza di protagonista indiscusso) in compagnia di una giovane donna – se volessimo attenerci all’età della modella (Mari Gulin), potremmo specificare che ha quasi precisamente la metà degli anni di lui. I due si abbracciano, si muovono e si toccano sinuosamente, mentre l’inquadratura si cura di mostrare alcuni dei gioielli del marchio Breil.
Al termine della pubblicità, con la giovane fanciulla sostanzialmente spalmata contro di lui, Degan guarda in camera con fare e sguardo severi e proferisce le seguenti parole:
“Non toccate i miei gioielli”.

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Kinder, Regina di Stereotipi

Intendo dedicare quest’articolo a uno dei marchi di merendine più noti e amati in Italia che, per quanto concerne l’ambito pubblicitario, si colloca sugli stessi piani stereotipati di gran parte degli spot. Sto parlando di Kinder (Ferrero).
Fatta eccezione per la pubblicità del Kinder Bueno, che tenta di rivolgersi a un pubblico giovane mostrando un gruppo di amici, e quella di CereAlé che, in quanto rivolto agli adulti (si deve supporre che la motivazione sia questa…), si limita a farci vedere un uomo che afferra la confezione del prodotto per poi gustarlo, tutti gli altri spot della più recente campagna pubblicitaria seguono gli stessi schemi stereotipati che ben conosciamo; quegli stessi che fanno sì che trovate come quelle di Buondì si trasformino in vere e proprie boccate di aria fresca. Partiamo con il primo.

Cominciamo con le famose e amate barrette Kinder. Cosa ci mostra la pubblicità?
Momenti insieme e dal gusto unico tra una bambina e sua madre, che si accingono a gustare il “loro piccolo grande cioccolato”. E va bene. Cosa sarà mai? La Kinder è ricca di prodotti e certamente gli altri spot saranno variegati e non si limiteranno allo schema della madre che si prende cura dei suoi piccoli offrendo o condividendo con loro le merendine, giusto?
Giusto?
😇
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